IL RINASCIMENTO

II Rinascimento

Nel Rinascimento l'architetto cerca sempre più di mettere in relazione la singola architettura con lo spazio circostante; il razionalismo dell'epoca suggerisce un ordine allo sviluppo urbanistico che avrà scarsa applicazione perché le città hanno assunto un tessuto che si è consolidato soprattutto in età comunale.
Questa nuova concezione della città matura nelle opere dei trattatisti del XV secolo, a partire da Leon Battista Alberti.
Fu Filarete che, nel suo "Trattato di Architettura" (1460-65), disegnò la prima città ideale, Sforzinda. Lo schema geometrico adottato dall'architetto è basato su un impianto di tipo radiale a otto punte, ottenuto dalla sovrapposizione di due quadrati ruotati rispettivamente di 45°, inscritti in un cerchio; tale impianto caratterizzerà tutte le teorizzazioni successive, tradizionalmente indicate con il nome di "città ideale".



13 - Filarete, Pianta di Sforzinda, 1465 ca.
Nella varie proposte realizzate si legge la volontà di determinare lo spazio urbano mediante la geometria, costruita attraverso vie più larghe, spazi pubblici regolari, simmetria e applicazione delle regole prospettiche al fine di ottenere particolari rapporti spaziali.
La trasformazione del centro storico di Pienza, dovuta a Bernardo Rossellino, e l'ampliamento della città di Ferrara progettato da Biagio Rossetti, costituiscono due esempi molto significativi. Nel Cinquecento la varietà dei trattati è enorme; in modo particolare devono essere ricordati, per ciò che riguarda il problema urbanistico, quelli di Palladio, di Ammannati, di Vasari, di Scamozzi, di Durer e di Speckle in area tedesca.
Le immagini proposte testimoniano alcuni esempi di studi o di interventi urbanistici dell'epoca.

Nella piazza di Pienza l'architetto colloca gli edifici principali della città: frontalmente è il Duomo, a destra il Palazzo Papale, a sinistra il Palazzo Vescovile e opposto al Duomo è il Palazzo Civico. La divergenza dei due blocchi architettonici posti lateralmente mette in evidenza la struttura del Duomo e dà maggior respiro all'impianto della piazza che altrimenti risulterebbe troppo piccola. La soluzione è decisamente innovativa e influenzerà molti architetti nei secoli successivi.



14 - Bernardo Rossellino. Centro storico di Pienza, 1458-1464
A Ferrara (fig. 15) l 'area a nord della città, geometricamente ordinata, è caratterizzata dall'intervento di Biagio Rossetti che riprende l'impianto urbanistico romano impostato su due assi viari ortogonali, il cardo e il decumano, orientati secondo i quattro punti cardinali. L'ampliamento concepito dal Rossetti si sviluppa dalla città medievale riconoscibile per il tessuto urbano disordinato.



15 - Biagio Rossetti, Pianta di Ferrara, 1492
Anche i disegni d'epoca di Vasari e di Scamozzi (fig. 16, 17) evidenziamo piante di città che richiamano un rigore geometrico supportato da forme poligonali associate a schemi radiali con griglie ortogonali.



16 - Giorgio Vasari, Città ideale, 1598. Firenze, Uffizi, Gabinetto Disegni e Stampe.


17 - Giulio Savorgnan, Vincenzo Scamozzi, Pianta di Palmanova.


18 - Anonimo Fiorentino, La città ideale, 1480-1490, tempera su tavola. Urbino, Galleria Nazionale delle Marche.

II Barocco - Il Rococò

Nel '600 sorgono centri urbani in cui la forma poligonale delle fortificazioni, si accompagna allo schema geometrico dell'organizzazione urbana di tipo ortogonale o radiocentrico.
L'architettura acquista sempre più una funzione urbanistica che, con portici, piazze, fontane e macchie verdi costruite, viene ad accentuare l'aspetto scenografico della città.
Le numerose trasformazioni delle grandi capitali europee segnano un significativo sviluppo urbanistico.
A Roma, il colonnato di San Pietro (figura 19) costituito da quattro file parallele di colonne tuscaniche impostate su un impianto planimetrico che tende alla forma ellittica permette, allo spettatore che lo percorra, di leggere continuamente nuovi spazi, nuove vedute che mutano i rapporti prospettici. In questo modo il visitatore è portato a scoprire piano piano la piazza, la basilica e tutti gli elementi plastici che evocano stupore e meraviglia, dando quell'effetto di teatralità tipico dell'epoca.



19 - Gian Lorenzo Bernini, colonnato di piazza San Pietro,1657-1665. Roma.
Le immagini 20, 21, 22, 23 mostrano, a vasto raggio, come i corpi archittetonici delle opere proposte si rapportino con lo spazio verde circostante creando con questo un blocco unitario che determina un forte effetto scenografico.



22 - Filippo Juvarra, veduta aerea della Palazzina di caccia di Stupinigi, 1729 - 1731, Torino.


23 - Jacques-Francois Blondel, Planimetria generale della Reggia e del giardino di Versailles, 1756. Incisione, 55x42cm, Versailles, Museo del Castello.
Anche per la famosa scalinata di Trinità dei Monti (figura 24) e la monumentale Fontana di Trevi (fig. 25) si può parlare di impianto scenografico. La prima è valorizzata da un piano inclinato che collega due entità spaziali attraverso uno sviluppo concavo e convesso di scalini intervallato da piani di riposo e da balaustre mentre la scenografia offerta dalla fontana è amplificata dalla piccola piazza che la ospita e dal rumore dell'acqua che sgorga dalla roccia e cade nella vasca posta ai suoi piedi. Entrambe le strutture concorrono a definire ambienti suggestivi e intimi che vengono vissuti come due dei salotti più belli della città di Roma.



24 - Francesco De Sanctis, Scalinata di Trinità dei Monti, 1723-1726, Roma.


25 - Nicola Salvi, Fontana di Trevi, 1732-1762. Roma.

L'Ottocento - Il Novecento

L'Ottocento è un secolo molto importante per lo sviluppo delle città perché segna la nascita dell'urbanistica moderna definita e plasmata dai criteri dettati dalla società industriale.
Vengono effettuati sventramenti dei centri storici per dare spazio a grandi piazze e a strade larghe e rettilinee.
Ad esempio il lungo rettifilo (1300 m) è l'operazione più clamorosa del piano di risanamento della città di Napoli attuato dopo un'epidemia di colera del 1884. La veduta aerea evidenzia come l'intervento tagli nettamente l'area della città medievale.
In questi secoli il tessuto urbano non si presenta più come la somma delle singole realizzazioni architettoniche caratterizzate dalla funzione e dall'importanza simbolica (chiesa, palazzo, casa, piazza, mercato...), ma viene suddiviso in zone aventi caratteristiche e funzioni particolari, individuate su schemi planimetrici consolidati, quali quello a scacchiera e quello radiale.



26 - Napoli, corso Umberto I, 1888-1894.
A tale proposito un intervento molto significativo è quello che Haussmann adotta per Parigi. Dalla pianta della città si legge un impianto urbano caratterizzato da zone ben distinte che vengono evidenziate attraverso colorazioni differenti:
- policromia: la griglia viaria (1848/1870);
- arancione: le aree dei quartieri nuovi;
- verde: i giardini pubblici; in particolare si distinguono, alle due estremità, le aree dei parchi del Bois de Vincennes, a destra e del Bois de Boulogne, a sinistra.



27 - Parigi, piano urbanistico adottato da Haussmann, 1852-1870
Le immagini 28 e 29 mostrano, attraverso vedute aeree, l'attuazione del piano nelle zone dell' Opera e dei Champs-Elysees.



28 - Parigi, la nuova Opèra inserita tra il Boulevard des Capucines (parallelo alla facciata) e il Boulevard Haussmann (disposto trasversalmente).


29 - Parigi, Place de l’Etoile con l’arco di Trionfo e il rettifilo dell’avenue des Champs-Élysées.

Disegno Facile C
Disegno Facile C