Proiezioni prospettiche

1 INTRODUZIONE

Attraverso lo studio della Storia dell'Arte si apprende che vi sono diversi tipi prospettiva: quella cromatica, di tradizione belliniana che si basa sull'uso dei colori per creare profondità spaziali; quella aerea (leonardesca) determinata dall'"aria grossa" che si interpone fra l'oggetto e l'osservatore e diventa sempre più pesante e densa creando l'indeterminatezza dell'immagine. E c'è la prospettiva lineare (brunelleschiana).
"La prospettiva lineare è un mezzo ingannevolmente semplice per la rappresentazione di un efficace spazio pittorico". Così scrive Martin Kemp ne La scienza dell'Arte (1995) ma questo particolare mezzo che per noi oggi non ha più segreti, quando fu intuito e quando scientificamente provato?



1 - Samuel Wale, Putti impegnati nello studio della geometria e della prospettiva, J. Kirby, The Perspective of Architecture, 1761, Londra.
Andando a ritroso nel tempo cercando le origini della prospettiva, ci accorgiamo che se già i ceramografi greci avevano evocato nelle loro pitture la profondità spaziale, (figura 2) i romani, eredi ed estimatori del patrimonio culturale greco, si erano spinti oltre riuscendo a disegnare convincenti architetture prospettiche testimoniate dalle pitture di Ercolano e Pompei del secondo e quarto stile (figura 3). Ma la prospettiva rimaneva empirica. Occorreranno più di mille anni di storia prima di approdare, col primo rinascimento, a quelle regole certe che consentiranno a Filippo Bru-nelleschi, padre fondatore della prospettiva geometrica, di dimostrare la validità della sua teoria in due rappresentazioni relative l'una al Battistero di Firenze, il "bel san Giovanni" dantesco e l'altra a Piazza della Signoria.



2 - Lebes Gamicos o Lebes Nuziale, seconda metà IV secolo a. C. Siracusa, Museo Archeologico Regionale.


3 - Villa dei Misteri, il cortile interno, Pompei.
Da Antonio Manetti, biografo del Brunelleschi, apprendiamo che il grande architetto fiorentino studiò su di una piccola tavoletta andata perduta, la prospettiva centrale. Lo fece disegnando il battistero della sua città, organizzandone la visione centrale attraverso uno specchio riflettente l'immagine vista da un foro praticato sul retro della stessa tavola; aggiunse dell'argento brunito sostituendolo al cielo e lasciò che lo stesso vi si specchiasse creando effetti di forte realismo. Studiò anche la prospettiva accidentale attraverso una veduta di piazza della Signoria che era quella di un osservatore che giungesse da Via dei Calzaiuoli. Da allora gli studi prospettici si moltiplicarono e divennero spartiacque fra il tempo rinascimentale e il trascorso tempo medievale. I grandi artisti acquisirono familiarità con la rappresentazione prospettica e taluni di essi teorizzarono su di essa, come Leon Battista Alberti che nel De Pictura studia e dimostra la costruzione prospettica abbreviata del quadrato di base e Piero della Francesca che nel De Prospectiva pingendi tratta scientificamente sul problema delle altezze dei solidi (figura 4) ed arriva a costruire con rigore la testa umana attraverso la rispondenza dei punti caratterizzanti tra pianta e prospetto.
Ci fu anche chi come Paolo Uccello, riferisce il Vasari nelle sue Vite, "sarebbe stato il più leggiadro e capriccioso ingegno che avesse avuto, da Giotto in qua, l'arte della pittura se egli si fusse affaticato tanto nelle figure et animali, quanto egli si affaticò e perse tempo nelle cose di prospettiva; le quali ancor che siano ingegnose e belle, chi le segue troppo fuor di misura, getta il tempo dietro al tempo, affatica la natura e l'ingegno empie di difficoltà"
Poi venne il genio di Leonardo che riprese ed ampliò oltremodo gli studi della prima metà del '400. Ricercò sistemi e strumenti prospettici, fece studi d'ottica e si preoccupò di particolari tipi di rappresentazioni quale quella anamorfica il cui punto di vista è difficilmente individuabile.
Fuori d'Italia il pittore ed incisore tedesco Albrecht Durer affrontò anch'egli il tema degli strumenti che permettessero di giungere ad una rigorosa prospettiva e, più tardi, l'olandese Rembrant si dimostrò abilissimo in quest'arte oltre che valente ritrattista (figura 5). Da non dimenticare Guidobaldo Del Monte, astronomo e matematico, amico di Galileo Galilei, che agli albori del XVII secolo scrisse il Perspectivae Libri VI ad ampia diffusione nel corso del XVII e in cui trattò in particolare la regola visiva del punto di fuga.
Fra il '600 e il '700 l'interesse per il teatro e l'illusione scenica (figura 6) accanto all'affermato quadraturismo cinquecentesco crea veri e propri virtuosismi: cupole finte a perfetta curvatura, il moltiplicarsi degli spazi sulle pareti, vertiginosi sottinsù nelle volte, ma il "secolo dei lumi" volge la sua attenzione anche all'indagine acuta della realtà mediante l'analisi prospettica permessa dalla camera ottica, nell'uso della quale i vedutisti con Canaletto, furono maestri. 
Il '900 vedrà negata dal cubismo attraverso la sua quarta dimensione, la prospettiva tradizionale ed Escher con i disegni impossibili sembrerà superarla (figura 7). Ma la visione prospettica è connaturata all'uomo e con essa anche le sperimentazioni più audaci dovranno sempre confrontarsi. 


4 - Proiezione prospettica di un solido ottagonale dal “De prospectiva pingendi” di Piero della Francesca.


5 - Rembrant Van Rijn, Studioso in meditazione, Parigi, Louvre, 1631.


6 - Gaspare Galliari, Galleria indiana, Milano, Museo teatrale della Scala (1761-1823).


7 - Maurits Cornelis Escher, Galleria di stampe, 1956.

Disegno Facile B
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