LE STRUTTURE DI FABBRICA

4 LE STRUTTURE DI FABBRICA

Le strutture di fabbrica sono tutte quelle parti fondamentali che compongono un edificio. in particolare: le fondazioni, i pilastri, i muri, i solai, scale e coperture.

Le fondazioni

Schema distributivo (figura 63)
Fondazioni continue
le fondazioni continue vengono messe in opera in presenza di muri portanti in modo da seguire il loro sviluppo. la loro dimensione dipende sia dal carico sovrastante che dalla coesione del terreno su cui appoggiano.
Fondazioni isolate: i plinti
Questo tipo di fondazione necessita di un terreno compatto e resistente. Ha il compito di distribuire il peso del singolo pilastro, allargandone la base, al terreno sottostante. Qualora i plinti presentino fra di loro collegamenti orizzontali (travi rovesce), la fondazione è anche atta a resistere a sollecitazioni differenziate come ad esempio quelle sismiche (figure 64 e 65).
Fondazioni su pali o palificate
Realizzate un tempo mediante pali in legno poi in cemento armato,vengono usate laddove il terreno resistente sia da ricercarsi a notevole profondità.
Fondazioni a platea
in presenza di terreno poco resistente, se non si può o non conviene scendere in profondità, si dispone che l'edificio sia collocato su un piano d'appoggio (soletta o piastra) grande quanto la pianta della stessa struttura in modo che i carichi siano uniformemente distribuiti



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64 - Trave rovescia.


65 - Plinto.

I pilastri

i pilastri o piedritti sono elementi di sostegno verticali e hanno di norma sezione rettilinea (ma anche circolare o poligonale) se realizzati in cemento armato (figura 67) se sono in acciaio assumono invece quella del trafilato utilizzato, spesso a doppia T (figura 66). risultano preposti a ricevere i carichi dei solai e a trasmetterli, attraverso le fondazioni, a terra.



66 - Pilastro in acciaio.


67 - Pilastri in cemento armato.

11 muri

Schema distributivo (figura 68)
Sono strutture verticali che possono essere messe in opera con funzione portante e quindi debbono poter sostenere il peso di solai e coperture; oppure possono semplicemente assolvere ad una funzione divisoria interna o di tamponamento esterno, quest'ultima però in presenza di una struttura portante trave-pilastro. Il materiale utilizzato è di preferenza il mattone ma anche blocchi cavi di calcestruzzo e pietra (figura 69).



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69 - Muro a due teste.

I solai

Schema distributivo (figura 70)
sono orizzontali che sostengono il peso del pavimento e quello di persone e cose che gravano su di essi. Un tempo in legno, poi realizzati col sistema misto di cemento e laterizio (figura 71). Devono saper rispondere in particolare, alla sollecitazione di flessione quindi, nella loro composizione, è sempre necessaria la presenza di un'armatura o di travetti in acciaio. possono essere messi in opera anche solai completamente in acciao che, oltre ad avere un peso proprio sensibilmente ridotto, sono in grado da soli di coprire luci di grandi dimensioni



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Le scale

Schema distributivo (fig. 72)
Sono strutture che mettono in comunicazione i piani posti a differenti livelli. Sono composte da rampe e pianerottoli e occupano uno spazio chiamato vano scala. La rampa è una successione di gradini formati a loro volta dall'alzata, verticale, mediamente di 17 cm. e dalla pedata, orizzontale, di una profondità pari all'unità di misura inglese chiamata "piede" ovvero 30,48 cm. i pianerottoli sono aree di arrivo e di partenza delle rampe ma anche zone di sosta intermedia e aiutano ad affrontare meglio la salita.
Le scale possono essere ad una rampa ed è questo il modello più semplice, o a più rampe e presentare gradini a forma rettilinea o curvilinea. Vengono realizzate con diversi tipi di materiali e possono assumere anche forma a chiocciola, elicoidale (figura 74)   e "a forbice"
come quella del Palazzo Reale di Torino ad opera dello Juvarra (figura 73). presentano elementi verticali di protezione che vanno dalle antiche ed eleganti balaustrate a ringhiere di ogni tipo che, oltre ad essere funzionali, diventano spesso ornamentali.



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73 - Juvarra, Scala delle forbici, Palazzo Reale, Torino.


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Le volte

Nate come coperture architettoniche, derivano dall'arco del quale applicano il principio statico. Vennero molto usate dai romani nei grandi ambienti delle strutture pubbliche. Sono costituite da super-fici curve che quando appartengono ad un unico solido determinano la volta semplice, mentre quando le superfici componenti derivano da più solidi si ha la volta composta. Sono volte semplici quella a botte, a vela, a bacino o cupola; sono volte composte quelle a crociera e a padiglione. Così come l'arco, possono essere realizzate in pietra, laterizi, cemento, calcestruzzo o materiale misto (Vol. A pagg.191-194).

Il tetto

Schema distributivo (figura 75)
Posti a copertura dei fabbricati, la loro forma dipende dalla pianta dell'edificio e dall'area climatica in cui questo è inserito. Nelle zone calde infatti, spesso viene adottata la copertura piana detta tetto a terrazza; nelle altre aree, gli edifici presentano tetti a falde inclinate con pendenza 30°^60°, maggiore nelle località fredde e piovose. Il numero di falde è poi variabile da uno (ad unica falda), a due (tetto a capanna), a quattro (a padiglione regolare o irregolare). Elementi caratterizzanti sono: la linea di colmo, parte più alta di un tetto e quella di gronda, più bassa; l'appoggio è dato inferiormente dai muri perimetrali e superiormente dal muro di spina o dalla trave di colmo. Per ricercare graficamente le linee di falda occorre tracciare il perimetro di un tetto ovvero disegnare tutte le linee di gronda e tracciare le bisettrici degli angoli che esse formano incontrandosi; individuate in tal modo le diverse falde è possibile disegnare anche la linea di colmo ad esse correlata. Infine, se due falde incontrandosi divergono, lo spigolo d'incontro è chiamato displuvio diversamente, se convergono si ha il compluvio (figure 76 e 77)



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Disegno Facile B
Disegno Facile B